Storia della vite



Storia della vite

 
 

 
In Umbria, la cultura della vite risale ad epoche antiche,come testimoniano i reperti rinvenuti nelle tombe etrusche ricche di stupendi vasellami enoici. Questo popolo rivollse particolare cura alla coltivazione della vite , usando spesso il suo nettare per riti religiosi.
Quando arrivarono i romani, si trovarono di fronte a popolazioni già abituate a godere del succo delle viti come testimoniano Virgilio e Plinio che parlano delle viti predilette dagli etruschi, le “apiane”, dalle quali si ottenevano vini dolci, il vitigno di Todi “tudernis” peculiare dell’Etruria e del “murgentina diffuso a Chiusi ma di origine pompeiana.
Come per molte altri viti italiane il salvaataggio della viticoltura locale è dovuto agli ordini monastici, in particolare i Cistercensi ed i Benedettini.
Bisogna arrivare al medioevo ed a Sante Lancerio che nell’annotare le preferenze del pontefice Paolo III Farnese definisce eccellente il rosso vino “Sucano” dalle parti di Orvieto.
Quasi cinquant’anni dopo Andrea Bacci darà un riquadro ampio ma confuso della viticoltura Umbra,citando i vini di Gubbio, i moscati di Città di Castello, Spello, Assisi, Amelia, Norcia, Spoleto, Todi e Castel Todino. La parte del leone però la facevano sempre i vini di Orvieto che già venivano imbottigliati in fiaschi impagliati.
L’Orvieto terrà banco anche nei secoli successivi, e bisogna aspettare il XIX secolo per cominciare a sentir palrlare si sangiovese e sagrantino a Montefalco, di trebbiano in collina e del trebbianello in pianura.
I vini Umbri si distinguono per sapidità e freschezza al di fuori dal comune.
Dagli anni trenta e nel secondo dopoguerra si avranno i riconoscimenti delle prime denominazioni di origine.




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